I palchi sono stati smontati, i volontari sono rientrati a casa, il pubblico si è disperso. E l’undicesima edizione di Aperyshow è finita.
FitUP, che per la prima volta ha vissuto il charity festival italiano più famoso d’Italia come Platinum Sponsor, si è portata a casa qualcosa che va ben oltre la visibilità di una sponsorizzazione.
Cosa succede quando un festival funziona davvero
Aperyshow esiste dal 2010 e, edizione dopo edizione, dimostra che il modello regge: ingresso gratuito, artisti che scelgono di esibirsi senza compenso, un’organizzazione interamente volontaria. Il ricavato va a progetti benefici legati a disabilità infantile, ricerca oncologica e inclusione sociale. È una formula che funziona perché le persone che la portano avanti ci credono sul serio.
Stare dentro Aperyshow per sette giorni (a cavallo tra aprile e maggio), per noi, ha significato capirlo dal vivo: migliaia di persone che si ritrovano in uno spazio condiviso non solo per la musica o per gli spettacoli, ma per qualcosa di più complesso da spiegare. La sensazione che essere lì, in quel posto, in quei giorni, conti davvero qualcosa.
FitUP e Aperyshow: un incontro da 10 e lode
Tutti i club FitUP del Veneto e quello di Sacile erano presenti. E non come presenza simbolica, ma come parte attiva di un festival che parla allo stesso territorio su cui FitUP lavora ogni giorno.
“Grazie a chi è passato a trovarci, a chi ha condiviso questo momento e a chi continua a credere in un modo diverso di vivere lo sport: insieme agli altri e per gli altri”, ha detto Matteo Mosconi, general manager del Gruppo.
Una prima volta che ha confermato una direzione. Partecipare a un festival costruito interamente sul volontariato, che investe in progetti concreti e solidali, non è una scelta neutrale per un brand. È una dichiarazione di dove si vuole stare.
FitUP ha scelto di stare lì, e l’edizione 2026 di Aperyshow ha reso tutto questo molto concreto. Il prossimo appuntamento è già atteso.